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Un mestiere fatto di scelte.

Questa è la storia di come nasce un distillato Mazzetti: dalla vinaccia che arriva sul piazzale al bicchiere. Un percorso dove ogni passaggio è una scelta, e ogni scelta la fa una persona.

Il punto di partenza

I distillati non rispondono a un bisogno primario del genere umano. Rispondono a un bisogno di emozioni: un momento, un ricordo, qualcosa che resta quando il bicchiere è vuoto — ed è la prima cosa che torna in mente quando la si vuole condividere con qualcuno.

Per questo ogni nostro prodotto nasce da lì: da quello che deve far provare, prima ancora che da una ricetta.

Tutto comincia freschissimo

Le nostre vinacce sono solo piemontesi e arrivano da cantine a meno di un’ora dalla distilleria, entro 48 ore dalla pigiatura, conservate sottovuoto perché nulla dei profumi vada perduto.

Ogni vitigno viene lavorato da solo — Moscato, Barolo, Barbera, Ruchè, Malvasia di Casorzo — perché ognuno ha un’anima diversa, e merita una grappa diversa.

1 ora

dalla cantina alla distilleria

48 ore

dalla pigiatura, conservate sottovuoto

1 vitigno

alla volta: ognuno lavorato da solo

Il piazzale

La vinaccia si annusa appena scaricata. È lì che si capisce cosa può diventare, e si decide come trattarla: una grande vinaccia non si lavora come una vinaccia qualsiasi. E prima si distilla, più qualità resta nel bicchiere.

01 · Vinaccia bianca

La fermentazione va avviata subito e seguita con cura: è lei che decide profumi e pulizia del distillato. Nelle annate calde, quando arriva già asciutta, la si riporta al giusto grado di umidità prima di partire.

02 · Vinaccia rossa

La parte alcolica la protegge, ma va custodita senza ossigeno, in contenitori che non la lasciano respirare: così mantiene intatte le sue caratteristiche in attesa dell’alambicco.

6 mesi

conservata senza ossigeno, senza perdere nulla

Tre metodi, una mano

Bagno maria, vapore diretto, ebollizione, e la doppia distillazione, che prima estrae una flemma e poi la ridistilla. Sono gli strumenti di ogni distilleria: nell’Antica Distilleria li usiamo tutti, cotta dopo cotta, scegliendo per ogni vinaccia quello giusto.

Negli anni gli impianti sono cresciuti con noi: nuovi alambicchi accanto a quelli storici, più capacità senza cambiare di una virgola il modo di lavorare.

01

Bagno maria

Calore indiretto, per i prodotti più delicati

02

Vapore diretto

Il vapore attraversa la vinaccia e ne porta via l'essenza

03

Ebollizione

Il metodo più diretto, per chi ha struttura da dare

La scelta

Oggi si potrebbe automatizzare tutto il processo. Ma una macchina tratta ogni vinaccia allo stesso modo: la media si alza, i picchi scompaiono. Noi abbiamo scelto il naso, l’esperienza e il tempo di seguire ogni partita per quello che può diventare. Volumi più bassi, e le riserve che solo così possono nascere.

Stessi parametri per ogni vinaccia.

La media si alza, i picchi scompaiono.

Tutto uguale, giorno e notte.

Nessuna riserva.

Ogni partita trattata per quello che può diventare.

Il naso decide, non il programma.

Volumi più bassi, di proposito.

Le riserve, i picchi, i prodotti che ci identificano.

Distillare è separare: sotto il calore le sostanze si dividono, e il distillato porta con sé solo ciò che serve. Di ogni cotta teniamo soltanto il cuore: la parte più pura, isolata dalla testa e dalla coda che vengono scartate.

Dove finisce l’una e comincia l’altro lo decide chi è davanti all’alambicco, goccia dopo goccia, con l’esperienza di chi ha imparato da chi c’era prima. È qui che una buona materia prima diventa un grande distillato.

Testa
Cuore
Coda
300+

Sotto la collina, oltre trecento barrique di legni pregiati custodiscono il tempo: è qui dove i nostri distillati riposano, e dove il legno cede aromi e colore, e la pazienza fa il suo mestiere.

In alcune botti — arrivate da mondi lontani dopo aver ospitato Porto, Sherry, Bourbon o Vermouth di Torino — l’invecchiamento prende strade inattese: sono i nostri Barrel Finish.

Il legno

Il vitigno è la melodia. Il legno sono le armoniche: accompagna, non sovrasta. L’uomo sceglie solo il legno, tutto il resto lo fa la natura: la pianta, la fibra, la tostatura della botte. Un rovere cresciuto a sud non è un rovere cresciuto a nord — stessa parola, due mondi.

Per ogni vitigno la scelta si fa con il palato, non in laboratorio. Prove lunghe, a volte lunghissime, per arrivare a un distillato che resta integro nella sua struttura e guadagna in profondità.

Dimensione

Botte piccola, media o grande: più il legno è vicino, più parla

Fibra

Larga o stretta, decide quanto e come il legno cede

Tostatura

Lavora in modo diverso su ogni prodotto: mai esagerare

La grappa è la radice, non il confine. Gin, vermouth, liquori e amari nascono ascoltando prima di tutto chi li beve: il palato, il momento, il piacere. 

Le materie prime si rispettano: essenze usate con misura, mai invasive. E se un passaggio in più fa perdere un po’ di quantità di prodotto finito ma di guadagnare finezza e qualità, lo facciamo.

Linguaggi diversi, stessa mano.

L’esperienza

Niente di quello che facciamo è scritto da qualche parte. Ogni scelta, quale vinaccia, quale metodo, quale legno, quanto tempo, viene da anni di prove: tentativi, attese, prodotto perso per capire.

È un patrimonio che non si compra e che passa di mano in mano, da chi c’era prima a chi c’è oggi. Ed è quello che si sente nel bicchiere.

Le nostre grappe, i liquori e le nuove creazioni sono premiati ogni anno nei concorsi nazionali e internazionali — dall’Alambicco d’Oro al Grappa Award, fino ai riconoscimenti dedicati all’innovazione. Il più importante resta però quello di chi torna a riempire il bicchiere.

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